ARCA תֵּבָה (Tevàh)

ARCA תֵּבָה (Tevàh)

15 Ottobre 2026 Off Di Hora Aboav

ARCA תֵּבָה (Tevàh)! Prima di tutto dobbiamo sapere che תֵּבָה è un contenitore, una struttura destinata a custodire qualcosa: CASSA, COFANO, SCRIGNO. Nella Toràh troviamo questo termine solo nel racconto di Noè e di Mosè neonato.

עֲשֵׂה לְךָ תֵּבַת עֲצֵי-גֹפֶר

(‘Asèh lechà tevàt ‘atzè-gòfer)

«Fatti un’arca di legno di cipresso».[1]

Nel racconto diיוֹכֶבֶד [2] (Yochèved) e suo figlio Mosè neonato:

וַתִּֽקַּֽח־לוֹ֙ תֵּ֣בַת גמֶא

(Vattikkàch-lo tevat gome)

«E PRESE PER LUI UNA CASSETTA (CESTA) DI GIUNCO (PAPIRO) (la cosparse (impiastrò) di bitume e di pece, vi mise dentro il bimbo e la depose sulla riva del fiume, nel canneto».

Torniamo alla תֵּבַת נֹחַ (Tevat Nòach) ARCA DI NOÈ e notiamo una grande differenza fra i due episodi: il Signore chiede a Noè di fare degli SCOMPARTIMENTI  קִנִּים (Kinnìm celle, stanze) e la rivestirai[3], all’interno e all’esterno di catrame (bitume), non solo all’esterno. Rashì spiega che il bambino Mosè non doveva sentire un cattivo odore e così dentro vi fu messa l’argilla.

L’acqua è intorno a Mosè e all’arca per preservare Mosè e tutta la famiglia di Noè con tutte le specie animali. L’umanità prima e Israele dopo saranno salvate per mezzo di questo “container” תֵּבָה : è uno spazio vero di protezione.

Non è quindi strano pensare che denomini anche la תֵּבָה del Tempio, il luogo dal quale viene letta la Torà e l’אָרוֹן  (Aròn) ARMADIO stesso dove si conservano i libri sacri.

תֵּבָה  (Tevàh) PAROLA! Per tradurre l’acronimo delle parole, si usa l’espressione TESTE DI PAROLE רָאשֵׁי תֵּבוֹת (Rashè tevòt). E la domanda del Besht nasce spontanea:” E se l’arca non fosse solo una nave? Come potremmo anche tradurre le parole di questa esortazione imperativa?

FATTI UNA PAROLA (UN LINGUAGGIO)! ENTRA NELLA PAROLA

בֹּא – אַתָּה אֶל-הַתֵּבָה  (Bo-attàh el-hattevàh)

Il Baal Shem Tov, riprende questa POLISEMIA del termine תבה  per presentare una nuova lettura, assolutamente originale dell’episodio del diluvio.

Per sfuggire alla violenza nella quale si fa menzione nel testo egli non fa salire su una nave, ma fa penetrare nella parola, ritrovandone tutte le dimensioni e le profondità.

È assolutamente sorprendente come le dimensioni dell’arca accolgano questa tesi: infatti essa misura 300 cubiti di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza. Se si riportano queste misure al corrispondente livello valoriale-numerico delle lettere, ritroviamo unaש  Shin che equivale a 300, una  נNun che vale 50 e una  לLamed il cui valore è 30 e si ottiene la parola לָשֹן (Lashòn) che significa LINGUA e designa al tempo stesso l’organo fisico e la lingua di una nazione. L’essere umano può trovare rifugio nelle parole della preghiera e della Toràh così come Noè trovò rifugio nell’arca. Mi diverte trovare nella gematria di תֵּבָה 607 l’espressione בְּיָד הַלָּשׁוֹן (Beyàd hallashòn 607) NELLA MANO DEL LINGUAGGIO.[4]

תבה : IN ESSAבָּה  (Ba) la realizzazione della ת che “lascia sempre lo spazio per chi vuole tornare lungo il cammino della rettificazione”[5].     Non è un caso che תֵּבָה abbia lo stesso peso energetico semantico di אוֹת (Ot 607) SEGNO, SIGILLO[6]che rappresenta la ת.


[1] Genesi 14.

[2] Esodo 6,20; Numeri 26,59.

[3] כָּפַרְתַּ (Cafarttà) SPALMERAI, COPRIRAI,RIVESTIRAI; כֹּפֶר (Còfer) BITUME –   כ פ רstessa radice di ESPIARE e il Giorno di Chippùr)

[4] IN BALIA DELLA LINGUA.  Lashòn con scrittura piena.

[5] R. Procaccia, I segni della creazione, p.183.

[6] Anche LETTERA.