TOCCO נְגִיעָה (Neghi’àh)[1]
TOCCO נְגִיעָה (Neghi’àh)[1]! Parola che mette in relazione; lega e dona appartenenza. Anche מַגָּע (Maggàh) più specificatamente CONTATTO ma anche il significante di PIAGA è in campo. Troviamo la radice נ ג ע in tutte le costruzioni verbali e prende diversi significati: TOCCARE, ENTRARE IN CONTATTO, GIUNGERE-ARRIVARE, ma anche COLPIRE, CONTAGIARE, AFFLIGERE, FARE DEL MALE. Di fatto נְגִיעָה (Neghi’àh) traduce il TATTO. Questa radice è presente prima della “rinascita” di Giacobbe in Israel col suo nuovo nome quando l’uomo col quale combatteva, lo TOCCÒ וַיִגַּע (Vayggà’) all’estremità del suo femore (anca) e lo rese zoppicante.
Ho iniziato a perlustrare questa radice, partendo dall’episodio di Genesi che vede protagonisti Chavvàh e il serpente e questa rinnovata lettura mi ha portato a riflettere più a fondo sulla prima “vera” trasgressione umana.
וּמִפְּרִי הָעֵץ אֲשֶׁר בְּתוֹךְ־הַגָּן אָמַר אֱלֹקִים לֹ֤א תֹאכְלוּ מִמֶּנּוּ וְלֹא תִגְּעוּ בּוֹ פֶּן־תְּמֻתוּן
(Umipperì ha’ètz ashèr betòch-haggàn amàr Elokìm : -lo tochelù mimmènnu velò tighe’ù bò; pen-temutùn).
«Ma[2] del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino, Iddio ha detto:- Non ne mangerete e non lo toccherete; altrimenti morirete».
Nella prima versione di questo divieto Iddio non parla del toccare oltre a rivolgersi al singolare![3] Forse Adamo ha aggiunto questa trasposizione?
Di fatto il movimento pericoloso primario di Eva è stato quello di essersi troppo avvicinata al serpente, di permettergli di entrare nel suo spazio e di farsi toccare. Il Midràsh aggiunge che esso l’ha spinta a toccare l’albero, l’ha allontanata dalla vera realtà, facendole credere il falso.
La Kabbalàh vede questo come il paradigma di ogni caduta. Il male vince non quando l’affronti ma quando inizi a dialogare con lui.
Il termine נֶגַע (Nèga’) traduce COLPO, MALATTIA, ACCADIMENTO CATTIVO, DISGRAZIA mentre troviamo letta al contrario la parola עֹנֶג (‘Onèg) che vuol dire PIACERE, DELIZIA SPIRITUALE, CONTATTO ARMONIOSO CON LA LUCE. Come i Maestri Kabbalistici insegnano: tutto dipende dall’orientamento del contatto. Se il tocco oltrepassa il limite produce נֶגַע (Nèga’), se il tocco è nel rispetto dei confini produce עֹנֶג (‘Onèg). Michelangelo lo ha espresso col tocco delle dita.
נְגִיעָה – ע גן י-ה : la ע come esperienza percettiva del giardino di Hashèm. Questa dovrebbe essere la sensazione profonda che offre una relazione d’amore! La נ apre e ricorda lo spazio infinito dell’anima. La segue una ג generosa, pronta ad offrirsi e a darsi. La י suggella quest’azione e si proietta nel tempo perenne dell’essere. “Tutta l’ingegnosità intellettuale si traduce in realtà fisica”, suggerita da una ע fonte di percezione di una coscienza sovrannaturale. Chiude il tutto un “tocco” femminile stabilito dalla ה.
Perlustriamo
il territorio gematrico: נְגִיעָה 138 si associa a צֶמַח (Tzèmach) PIANTA e a tutto il verde che si
esprime con la creatività della terra, crescita dovuta al tocco divino.
[1] Per Artom TOCCAMENTO.
[2] וּ Viene tradotto in questo contesto MA.
[3] וּמֵעֵץ הַדַּעַת טוֹב וָרָע לֹא תֹאכַל מִמֶּנּוּ כִּי בְּיוֹם אֲכָלְךָ מִמֶּנּוּ מוֹת תָּמוּת (Ume’ètz haddà’at tov varà’ lo tochàl mimmènnu chi beyòm achalechà mimmènu mot tamùt). «Ma dall’albero della Conoscenza di (ciò che è) bene e di (ciò che è) male da esso non mangerai poiché nel giorno (in cui) ne mangerai (di certo) morirai». (Rafforzato il senso del morire con la doppia espressione della radice מ ו ת del MORIRE).