DONO מִנְחָה (Minchàh)
DONO מִנְחָה (Minchàh)! La porta di questa parola è מַן(Man) MANNA, il dono celeste che ha nutrito gli ebrei nel deserto dove hanno trovato una grande CONSOLAZIONE נֶחָמָה (Nechamàh)[1] nella presenza di Dio e di Moshè.
Nella Toràh lo troviamo per la prima volta, tradotto OFFERTA[2] nel racconto di Caino e Abele e si apre insieme al verso dopo un intero universo spirituale ed etico.
וַיָּבֵא קַיִן מִפְּרִי הָאֲדָמָה מִנְחָה לַֽה’
וְהֶבֶל הֵבִיא גַם־הוּא מִבְּכֹרוֹת צֹאנוֹ וּמֵחֶלְבֵהֶן
(Vayavèh Kàyin miprì haadamàh minchàh laHashèm).
(VeHèvel hevì gam hu mibechoròt tzonò umechelvehèn).
«E portò Caino dai frutti della terra un’offerta al Signore».
«E Abele portò anche egli dai primogeniti del suo gregge e dai loro grassi».[3]
Quando ero insegnante nella scuola ebraica elementare, usavo tradurre parola per parola il testo di Toràh che insegnavo e non potrò mai dimenticare l’esclamazione di una bambina di otto anni che gridò:
«Moràh! Ma Caino non ha nemmeno lavorato la terra! Hai scritto “della terra” e non “dalla terra”!»[4] Vera saggezza! Aveva compreso l’”INTENZIONE”כַּוָּנָה Cavvanàh!
UNA BUONA INTENZIONEכּוָּנָה טוֹבָה (Cavvànàh tovàh) è un’espressione in profonda risonanza con מִנְחָה: ambedue vibrano nell’energia del valore 103! Questi due versi messi a confronto evidenziano la differenza degli intenti e la vera qualità interiore dell’offerta dei due personaggi.
Sinonimi diמִנְחָה (Minchàh):מַתָּנָה (Mattanàh), דוֹרוֹן (Doròn),מַתָּנַת כָּבוֹד (Mattanàt cavòd)[5]. E sembra proprio che Giacobbe abbia usato il suo DONO מִנְחָה (Minchàh) per il fratello Esaù per omaggiarlo e trovare grazia ai suoi occhi.
מנחה[6] : La מ generosa produce vera gratitudine: “Madre terra sei sempre pronta ad accogliere la vita”! Quando ti esprimi come acqua sorgiva, “ti domandi chi sei ad ogni tappa del tuo cammino e sei pronta a ridurre il tuo ego al minimo per essere te stessa fino in fondo”. Eccola pronta ad accogliere la נ, esperta nella caduta: è “la sorgente della capacità di trovare senso e significato nei momenti più difficili” e così può aiutare la ח, ostacolata dalle sue barriere e le rivela il disagio: “Il tuo peccato è quando vivi sotto il giogo della paura in balia delle emozioni” In fine parola troneggia laה che dona a questa parola femminilità e consapevolezza nel donare: “Lasci sempre uno spazio nel tuo cuore per far entrare la luce del perdono e dei sentimenti”.
Non si conosce esattamente quale sia la radice di מִנְחָה: alcuni commentatori si muovono nell’area semantica di נ ו ח RIPOSARE, POSARE oppure nel senso di PLACARE e cioè che fa posare uno sguardo benevolo di qualcuno. La מִנְחָה è un dono relazionale, un gesto di avvicinamento. Un gesto delicato che troviamo espresso in levitico[7]come oblazione vegetale. Nel verso che segue in effetti troviamo più volte la radice ק ר ב che si apre al tema della vicinanza per esprimere il sacrificio[8].
«Quando (un’anima) qualcuno (sacrificherà un sacrificio) presenterà al Signore un offerta di oblazione, (il suo sacrificio) la sua offerta sarà di FIOR DI FARINA סֹלֶת (Sòlet), vi verserà sopra OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) e (metterà) darà su di essa INCENSO לְבוֹנָה (Levonàh)».
A questo punto qualcuno si domanderà: -Ma מִנְחָה non è il nome della preghiera pomeridiana? Certo e questa è legata ad Isacco[9]:
וַיֵּצֵא יִצְחָק לָשׂוּחַ בַּשָּׂדֶה לִפְנוֹת עָרֶב
(Vayyetzè Yizchak lasuach bassadèh lifnòt ‘èrev).
«E uscì Isacco a (meditare) pregare nel campo sul far della sera (prima della sera)».
Secondo il Talmùd, la preghiera di מִנְחָה possiede una particolare forza spirituale perchè viene recitata nel mezzo delle occupazioni quotidiane.
Non è il momento naturale del mattino o della sera perché richiede un’interruzione volontaria del lavoro e delle attività. Un’ offerta materiale è diventata un’offerta spirituale.[10]
Ritorno a perlustrare מִנְחָה 103)) da un punto di vista gematrico per trovare ulteriori relazioni e significanti interessanti: scopro così che דְמֵי לֵידָה (Demè ledàh) SANGUI DEL PARTO è connesso a 103: il preludio della nascita è sempre accompagnato dall’amore del dono; un vero NUTRIMENTO מָזוֹן (Mazòn 103) per l’anima.
Infine, voglio spendere alcune
parole per riaffermare che servire il Signore Iddio non consiste nel semplice
dare ma nel dare il meglio di sé e nel riconoscerLo come fonte e fine di tutto
ciò che possediamo.
[1] Anagramma di מִנְחָה. (Ovviamente condividono lo stesso valore numerico 103)
[2] Genesi 4,3-4,4.
[3] מִנְחָה (Minchàh) qui viene usata sia come offerta vegetale che animale. Non indica ancora in modo tecnico l’offerta vegetale del sistema sacrificale levitico.
[4] Rashì: «Non portò i frutti migliori, ma semplicemente dei frutti della terra (rovi e spini). Da ciò si comprende che la sua offerta era di qualità inferiore.» Rashì riferisce il Midràsh Bereshìt Rabbàh 22,5 in cui viene affermato che Caino aveva scelto i prodotti meno pregiati del suo lavoro mentre Abele offre gli animali più preziosi del suo gregge. Hirsch ritiene che Abele abbia offerto se stesso attraverso il suo dono.
[5] Lett. Dono d’onore – TRIBUTO, OBLAZIONE, DONO DIPLOMATICO. Genesi 32,13; 32,20.
[6] Attingo dalla saggezza di Raffaella Procaccia dai Segni della Creazione, 2023
[7] Levitico 2,1.
[8] כִּי תַּקְריב קָרְבָּן מִנְחָה לַה’- קָרְבָּנוֹ
[9] Genesi 24,63.
[10] Ricordo Osea 14,3.” …offriremo invece dei tori l’offerta delle nostre labbra”.