CIBO מַאֲכָל (Maachàl)
CIBO מַאֲכָל (Maachàl)! Ancheאֹכֶל (Ochèl) e מָזוֹן (Mazòn)! Nella Toràh la radice ז ו ן compare solo rare volte[1] e introduce il tema del NUTRIRE; troviamo per lo più la radice א כ ל. Ricordo che la א all’inizio di parola[2] diventa un motore, una forza generatrice che mette in moto il nucleo semantico della radice che segue: in questo caso כ ל TUTTO. Il mangiare esprime qualcosa che raccoglie in sé un insieme completo; è un portare qualcosa dentro un tutto, integrare. Fare assorbire il tutto dentro di sé: interiorizzare il mondo esterno per assimilarlo e per farlo diventare me. Un מַאֲכָל (Maachàl) sano diventa sangue, forza, vita. Nell’ebraismo ogni cibo va santificato e scelto perché è una decisione importante e dobbiamo essere presenti come se stessimo eseguendo un rito sacro.[3] Per questo motivo è d’obbligo la lavatura delle mani prima del pasto. Stessa modalità di atteggiamento verso i pensieri e le emozioni: dobbiamo volere essere presenza continua verso il bene e il positivo e rifiutare ciò che ci danneggia e porta disagio a noi e agli altri.
La prima volta che appare la radice א כ ל nella Toràh si esprime in una forma doppia rafforzativa: אָכֹל תֹּאכֵל (Achòl tochèl) MANGERAI di ogni albero del giardino e nel verso dopo:
וּמֵעֵץ הַדַּעַת טוֹב וָרָע לֹא תֹאכַל מִמֶּנּוּ כִּי בְּיוֹם אֲכָלְךָ מִמֶּנּוּ מוֹת תָּמוּת
(Ume’etz haddà’at tov varà’ lo tochàl mimmènu; chi beyòm acholchà mimmènu mit tamùt).
«Ma dall’albero della conoscenza del bene e del male non (ne) mangerai da esso; poiché nel giorno (in cui ne) mangerai da esso morirai».
Il divieto di MANGIARE לֶאֱכֹל (Leechòl) dall’albero della Conoscenza è stato il primo limite che l’uomo ha oltrepassato e la scelta verso una modalità autonoma di giudizio che ci permette di continuare ad approfondire il tema di quanto il cibo sia l’unica cosa che introiettiamo per essere compreso e digerito e quanto dipendiamo da esso per la nostra sopravvivenza e redenzione.
Anche nell’episodio della legatura di Isacco troviamo א כ ל nell’evidenziare il COLTELLO מַאֲכֶלֶת (Maachèlet) per il sacrificio nonché nella vendita della primogenitura Esaù e Giacobbe: וַיּאֹכַל וַיֵּשְׁתְּ (Vayyochàl vayyeshtt) E MANGIÒ (Esaù) E BEVVE e si levò e andò.
מאכל: la מ apre questa parola e diventa con la א MADRE אֵם (Em) e si aggiunge all’ultima lettera con la seguente per comporre la parola לך (Lach o lechà) PER TE. Il CIBO מַאֲכָל (Maachàl) è una MADRE PER TE. Il suo valore energetico semantico è 91 e si rispecchia nella vibrazione di un ANGELO מַלְאָךְ (Malàch 91). מַאֲכָל è anche in forte relazione con il sigillo della preghiera AMÈN אָמֵן (91). Durante una lezione su questa gematria, un allievo si è espresso con queste parole:
“Il cibo è simbolicamente elemento spirituale e terreno; l’ALBERO אִילָן (Ilàn 91) ha radici ben piantate nel mondo terreno ma per elevarsi verso l’alto e l’Angelo è la manifestazione del divino tesa verso il mondo terreno. Tutto ci riconduce quindi all’immagine del ponte tra il mondo celeste ed il mondo terreno. Un invito ad elevarci. E poi c’è la numerologia: il 9 e l’1. L’1 è la scintilla divina, il 9 l’iniziazione spirituale; sommati danno il 10, rappresentazione della perfezione, della totalità dell’Universo, il compimento di un ciclo divino. Racchiude in sé l’inizio e la fine, l’unità primordiale e lo zero cosmico. Se si rappresentasse il 10 con altri punti sovrapposti in 4 righe (4, 3, 2, 1) avremmo un triangolo equilatero con i due triangoli sovrapposti: il Maghen David”.
Aggiungo, riferendomi all’עֵץ הַדַּעַת טוֹב וָרָע (‘Etz haddà’at tov
varà’) ALBERO DELLA CONOSCENZA [di ciò che è] BENE E MALE è stato per l’uomo e
la donna un CIBOמַאֲכָל (Maachàl) che ha decretato il destino di tutta
l’umanità.
[1] Solo con la parola מָזוֹן (Mazòn). Genesi 45,23; Cronache II 11,23 e in aramaico che si esprime in modo identico in Daniele 4,9, 4,18.
[2] Insegnamento di Hirsch. Vedi anche AMORE in H. Aboav 2020, p. 32.
[3] Vedi PERMESSO-BUONO-CONGRUO-CORRETTO כָּשֶׁר (Cashèr) in H. Aboav 2020, p. 82.