SPECCHIO מַרְאָה (Maràh)

SPECCHIO מַרְאָה (Maràh)

13 Marzo 2024 Off Di Hora Aboav

SPECCHIO מַרְאָה (Maràh)! Anche רְאִי (Reì), condividendo la stessa radice   ר א ה del VEDERE. Le parole di Rambam[1] mi risuonano immediatamente:

«Sappi che i tre verbi ‘vedere’ [raàh’], guardare [hibbìt] e avere una visione [hazàh][2] designano la visione oculare, ma tutt’e tre sono usati metaforicamente per designare la percezione intellettuale».

Nell’iniziazione di Mosè la radice ר א ה si ripete per ben 6 volte in soli 3 versi[3] e troviamo il termine מַרְאֶה (Marèh) VISIONE che viene scritto esattamente come SPECCHIO מַרְאָה (Maràh) col solo scambio di una vocale. Il merito di Mosè di fronte alla grande visione del roveto fu proprio quella di avvicinarsi a VEDERE לִרְאוֹת (Liròt). Si!  E VIDE וַיַּרְא (Vayyàr) il Signore il suo movimento e lo chiamò due volte per nome!

Nel Tanàch [4]appare 12 volte מַרְאָה (Maràh) con il suo plurale מַרְאוֹת (Maròt) SPECCHI con il significato di VISIONI PROFETICHE e solo una volta[5] in Esodo mantiene il suo significato primario, quando le donne donarono i loro specchi per costruire la CONCA DI RAME כִּיּוֹר נְחֹשֶׁת   (Chiyyòr nechòshet) e il suo piedistallo per il Santuario. Per questa ragione lo SPECCHIO מַרְאָה (Maràh) diventerà strumento di PURIFICAZIONE טִהוּר (Tihùr) dopo l’episodio del vitello d’oro. Rashì ci dona un bel commento sul fatto che le donne che usavano gli specchi per essere belle e quindi vanitose sono diventate portatrici di desiderio vitale durante la schiavitù d’Egitto e hanno reso gli מַרְאוֹת (Maròt)[6] SPECCHI simbolo di «PACE TRA L’UOMO E SUA MOGLIE שָׁלוֹם בֵּין אִישׁ לְאִשׁתּוֹ (Shalòm ben ish leishttò».

La chiarezza riflettente dell’acqua diventa anche מ – domanda. Essa apre la parola come a chiedere cosa si veda ר א ה in effetti in questo congegno “magico”. La ר ci sprona a reinventarci continuamente e a vederci sempre più chiaramente piuttosto che negativamente. La א s’impone con la sua forza equilibrante e ci insegna a conquistare la nostra unità interiore ed esteriore, accompagnata dalla divina ה che “è la porta attraverso cui si penetra nella forma”.

Tutta la nostra realtà relazionale si muove su un sistema di “specchi” מַרְאוֹת (Maròt) che ci insegna a conoscerci e a riconoscere le emozioni e le vere motivazioni dell’altro. LO SPECCHIO הַמַּרְאָה (Hammaràh) è il mezzo per eccellenza per il bambino nel suo gioco di conoscenza corporale e identificativo. Il bambino del racconto di Kushnèr immagina con chiarezza che nell’arca «dietro le cortine» nel Tempio ci sia un grande specchio![7]

Lo specchio dell’anima!

Infine entriamo anche noi a rispecchiarci nel grande specchio della gematria: מַרְאָה esprime il valore energetico semantico di 246. Come prima espressione scelgo מִקְוֵה הַמַּיִם (Mikvèh hammayìm) RACCOLTA D’ACQUA (246) e l’accompagno con il desiderio che ognuno di noi sappia amare e vedere l’amato: [8]אוֹהֵב וְרוֹאֶה אָהוּב (Ohèv veroèh Ahùv) AMO E VEDO (l’) AMATO. Ricercare nel nostro specchio personale LA LUCE NEL CUORE הָאוֹר בַּלֵּב (Haòr ballèv 246) ci permetterà di scoprire צֶלֶם אֱלֹקִים (Tzèlem Elokìm conto 5 per la ה che ha sostituito la ק) (L’) IMMAGINE DI DIO dentro di noi. LO SPECCHIO מַרְאָה (Maràh) usato con saggezza diventa un’espressione dell’Ecclesiaste molto chiara לֵב חָכָם לִימִינִוֹ (Lev chachàm liminò) IL CUORE SAGGIO è A DESTRA.[9]


[1]M. Maimonide, La guida dei perplessi, a cura di M. Zonta, Utet, Torino 2003, p.96.

[2]  ח ז ה, נ ב ט, ר א ה.

[3] Esodo 3, 2-4.

[4] Bibbia ebraica: acronimo di Toràh (Pentateuco), Neviìm (Profeti) e Chetuvìm (Agiografi).

[5] Esodo 38, 8.

[6] SPECCHIO femminile in ebraico.

[7]L. Kushner, In questo luogo c’era Dio e io non lo sapevo, Giuntina, Firenze 1991, p. 8.

[8] 246 – (Ohev veroèh ahùv) AMO-AMI-AMA E VEDO-VEDI-VEDE (L’) AMATO.

[9] A. Luzzatto commenta che tale stato evidenzia ACUME.