POLVERE עַפַר (‘Afàr)
POLVERE עָפָר (‘Afàr)! MATERIA PRIMORDIALE, POLVERE DELLA TERRA, TERRA ASCIUTTA O FINE, CENERE che troviamo tradotta anche אֵפֶר (Èfer) e in taluni contesti anche SABBIA. Abramo usa ambedue i termini insieme quando osò contrattare col Signore per Sodoma e Gomorra, pur evidenziando la sua nullità e umiltà al Suo cospetto[1]:
וְאָנֹכִי עָפָר וָאֵפֶר
(Veanochì (ch gutt.) ‘afàr vaefèr)
«Ed io (sono) polvere e cenere».
Insieme all’umiltà, comunque si riconosce anche la dignità.
La polvere è un materiale leggero e friabile che facilmente può essere sollevato e disperso dal vento. È coerente l’espressione ר עף (Resh ‘Af) La ר dà il via al significante del VOLANTE.[2] “La polvere si sposta, il suo movimento è incessante, la polvere in realtà è il movimento stesso e microscopico del mondo”[3].
Sappiamo che עָפָר è la materia prima della formazione dell’uomo.[4]
וַיִּיצֶר ה’ אֱלֹקִים אֶת־הָאָדָם עָפָר מִן־הָאֲדָמָה
(Vayyitzèr Hashèm Elokìm et-haadàm ‘afàr min-haadamàh)
«E diede forma l’Eterno, il Signore all’uomo (prelevando, con) polvere dalla terra».
I Maestri[5] notano che, pur essendo la sostanza più umile, עָפָר è anche quella da cui Dio trae la vita. Il Talmùd[6]insegna che Dio prese la polvere dal Luogo del Santuario per formare l’uomo. Nella “polvere”, dunque, c’è già una sacralità latente. עָפָר è il substrato neutro dove Dio può insufflare la vita. il Midrash spiega che Dio infuse nell’uomo qualcosa della Sua stessa essenza, rendendolo capace di conoscenza, parola e spirito.
“Ciò che è insufflato viene da dentro: così, chi
soffia comunica qualcosa di sé.”[7] Colui che
soffia, soffia da dentro se stesso.
Da qui l’idea che l’anima umana (neshamah)
proviene dal soffio divino stesso.
עָפָר contiene in sé il mistero dell’esistenza: la עocchio, percezione ed essenza spirituale che osserva la forza di פַּר (Par) BUE, TORO ma anche porta della radice פ ר ה che FRUTTIFICA E FA FRUTTARE. Simbolicamente richiama alla forza vitale, alla fecondità e alla potenza della materia vivente; la vita emerge dalla materia. Nella terra è già contenuto il potenziale vitale.
Per maggiormente entrare negli aspetti preminenti di עָפָר continuo a perlustrare e se capovolgo פר trovo רף la porta di רִפיוֹן (Rifyòn) DEBOLEZZA e mi scopro nel polo opposto. Invece di forza e fecondità entra in campo dissoluzione, rilassatezza e perdita di tensione. Ci troviamo quindi di fronte il ciclo completo di עָפָר: dallo Spirito ע alla vita פר o alla dissoluzione רף e ritorno allo Spirito ע.
La danza tra la generazione e la dissoluzione evidenzia tutta la forza vitale della materia che sembra umile ed inerte ma ci avverte anche della sua caducità nel suo ritorno alla quiete. L’uomo-polvere è proprio il luogo dove avviene e si perpetua questo processo infinito.
עָפָר אַתָּה וְאֶל־עָפָר תָּשׁוּב
(‘Afàr attàh veel-afàr tashùv)
«Polvere (sei) tu e alla polvere tornerai».[8]
Questo TORNARE לָשׁוּב è simbolo di תְּשׁוּבָה (Teshuvàh) come CONVERSIONE! Il ritorno alla terra sembra un finale ma i nostri Maestri vedono in questa frase non una condanna ma bensì una promessa di ritorno di nuovo alla vita. La stessa POLVERE עָפָר (‘Afàr) è custode del seme della rinascita. È per questo che i Maestri amano paragonare la morte ad una semina nella polvere.
Si narra anche che Dio prese l’ עפר da tutti e quattro gli angoli della terra, affinché, ovunque l’uomo morisse, la terra potesse riceverlo come proprio. È un modo poetico per dire che l’uomo appartiene a tutta la terra e non solo a un luogo specifico.
Mi fermo a riflettere infine sulla gematria di עפר che ha un valore di 350
e mi emoziona trovare in questa energia la parola aramaica נַשׁ (Nash 350) che significa UOMO.
[1] Genesi 18,27.
[2] ע ו ף VOLARE si esprime al presente-partcipio presente perdendo la ו nelle prime tre persone del maschile singolare עָף (‘Af).
[3] Felice Cimatti, Il resto e la polvere. Nelly Sachs e Jacques Lacan, in «Studi Germanici», 26 (2024), pp. 61- 79: https://www.studigermanici.it/wp-content/uploads/2025/04/03.SG26_Cimatti.pdf
[4] Genesi 2,7. עָפָר appare in questo verso per la prima volta.
[5] Bereshìt Rabbàh !7,8.
[6][6] Sanhedrìn 38 A.
[7] Rielaborazione poetica di Bereshìt Rabbàh 14,9.
[8] Genesi 3,19.