COPPIA זוּג (Zug)

COPPIA זוּג (Zug)

2 Agosto 2020 Off Di Hora Aboav

COPPIA זוּג (Zug)! Ogni coppia consta di due elementi di pari importanza per essere considerata tale e sente continuamente la necessità di trovare armonia per funzionare. Questo ovviamente non succede solo tra le persone. Per questo la ז  è presente: non è semplicemente un costituente maschile ma è anche nutritiva nel rappresentare la lotta interiore continua. Essa si cimenta nel superamento della distanza tra due opposti, aiutata qui dalla ו  che non permette rotture e favorisce l’attività di crescita della ג.  Questa lettera porta fuori dalla casa paterna per acquisire nuove conoscenze. In breve la ג  è quella forza benevola che permette una sana e matura capacità di comprensione per la coppia זוּג  (Zug). Nella scrittura corsiva, che ci dona un movimento di grande confronto e direzione: laז e la ג  si ritrovano una di fronte all’altra con unו  in mezzo tra di loro che non divide, distingue e non è d’intralcio al loro desiderio di incontrarsi. È ovvio che la vera energia di coppia deve saper calibrare anche la propria essenza e specificità. Questa immagine ci porta verso l’ALTO גָבוֹהַּ (Gàvohha) il cui valore numerico è 16 come זוּג (16); quando si parla di גָבוֹהַּ  la tradizione ricorda il TEMPIO בֵּית הַמִּקְדָשׁ (Bet hammikdàsh). Si, una coppia è come una casa consacrata dove dimora il rispetto e il divino attraverso un Sé unificato e benedetto. Tutto questo non è semplice da conquistare. Ogni momento del PRESENTE, della REALTÀהֹוֶה  (Hovèh) 16 non è scontato: ci si impantana facilmente, se non si resta vigili e mobili. È in agguatoהֹוָה  (Hovàh) DISASTRO, stesse lettere e peso: porta strappo, avversità e sfavore perché non ci si può crogiolare ma si deve essere sempre accorti e continuare ad alimentare i doni ricevuti. In ebraico il termine זוּג viene usato anche per PAIO e ricalca appieno la sua radice ז ו ג.

 לְזַוֵּג (Lezavvèg) traduce ACCOPPIARE, DIVENTARE COPPIA,  ma anche ACCADERE.[1]

Dopo anni riprendo questa parola per parlare della prima coppia dell’umanità, inclusa nel primo uomo.

וַיִּבְרָא אֱלֹקִים ׀ אֶת־הָאָדָם בְּצַלְמוֹ בְּצֶלֶם אֱלֹקִים בָּרָא אֹתוֹ זָכָר וּנְקֵבָה בָּרָא אֹתָם

(Vayyvrà Elokìm | et-haadàm betzalmò betzèlem Elokìm barà otò zachàr unekevàh barà otàm).

«E creò Iddio | l’uomo con la Sua immagine; con l’immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò».[2]

Un’unità originaria prende immediatamente lo spazio del duo ed inscrive in sé una progettualità esistenziale, volta al raggiungimento di questa meta.

L’essere umano è di fatto stato creato in una relazione duale complementare anche se il midràsh racconta che erano di spalle l’un l’altro. Solo la “costruzione” di Eva li separerà e permetterà loro di potersi immergere negli occhi l’un dell’altro e di potersi abbracciare!

È proprio la relazione d’amore che permetterà all’uomo e alla donna di poter riflettere insieme l’immagine di Dio ed essere simili a Lui. Da questo si evince che qualunque figura non comprenda il maschile e il femminile in sé non è una figura dell’Alto.

Ora voglio esaminare le parole זָכֶר (Zachàr) e (Nekevàh)  נְקֵבָה.

Il termine זָכָר (Zachàr) MASCHIO, MASCHILE esprime le stesse lettere di זֵכֶר (Zècher) RICORDO, ALLUSIONE, MENZIONE e deriva ovviamente dalla radice ז כ ר che si muove nel tema del RICORDARE, anche PENSARE, CONTEMPLARE, PRETENDERE, PRENDERE IN CONSIDERAZIONE.

La parola נְקֵבָה (Nekevàh)[3] FEMMINA, FEMMINILE   deriva dalla radice נ ק ב che mette in risalto la voce נֶקֶב (Nèkev) FORO, BUCO, ORIFICIO. Troviamo anche vari significati FORARE, PERFORARE; FISSARE, DESIGNARE ma anche MALEDIRE e BESTIEMMARE.

Hirsh[4] come suo solito, mette in relazione queste due radici: ז כ ר e נ ק ב con altre per approfondire il senso del maschile e del femminile.

Avvicina” ז כ ר a ס כ ר e a ס ג ר CHIUDERE[5], DIGA[6], BARRIERA che trattiene. Il maschio come contenitore custode o struttura che trattiene.

נ ק ב – ק ב ע – י ע ד PERFORARE, APRIRE, FORARE – FISSARE, STABILIRE UNO SCOPO – RENDERE STABILI. La femmina è dunque colei che è destinata, la destinata a uno scopo. Portatrice di destinazione.

Il maschio rappresenta il principio attivo che protegge e trattiene come una diga che raccoglie e dirige l’energia.

La femmina è colei che riceve, accoglie e realizza uno scopo determinato. È designata a compiere una funzione fondamentale e duratura.

Il maschio trattiene e dirige, la femmina riceve e attualizza. Entrambi non sono funzioni gerarchiche ma complementari volute da Dio nella loro unione completa e sacra.

Maschio per creare potenziale e femmina per realizzarlo concretamente.

Il maschio [rappresenta][7]contenimento e memoria; la femmina ricezione e concretizzazione, uniti in una missione spirituale comune.

Il Maschio chiude in sé tutta la tradizione divina e umana.

Il genere maschile trasmette la cultura e la catena del genere umano.

La donna è meritevole del suo essere specificatamente stabile. Quando scopre l’uomo e si unisce ai suoi desideri, nello stesso tempo stabilisce la sua meta. In esso offre la sua offerta nel compiere la sua meta umana.

L’uomo sceglie la sua meta. È come se la donna meritasse in esso.”

Quando esamineremo la “costruzione della donna” potremo comprendere maggiormente il perché in ognuno di noi soggiorna il ricordo dell’altro sesso. L’uomo ricorda il femminile che ha soggiornato in sé e la donna il maschile che ha condiviso carne a carne.


[1] Fin qui H. Aboav 2022, p. 55.

[2]Trad. di D. Disegni: «Il Signore creò l’uomo (ciascuno)  con la propria immagine; lo creò con l’immagine (somigliante a quella) del Signore, (In quel giorno) li creò maschio e femmina».

[3]  נְשִׁיָּה (Neshiyyàh) DIMENTICANZA. Vedi p. 162 H. Aboav 2020.)

[4] Commento di Hirsh al verso 1,27 di Genesi : זָכָר וּנְקֵבָה

[5] לִסְגֹר (Lisgòr) CHIUDERE.

[6] DIGA סֶכֶר (Sècher) Ch gutt.

[7] Mia aggiunta.