PURO טָהוֹר (Tahòr)
PURO טָהוֹר (Tahòr)! Integro, innocente, pulito, senza macchia; limpido, libero dal male, chiaro. Non poteva mancare la ט in apertura col suo movimento introspettivo, volto alla ricerca spirituale e alla conquista di un vero spazio di bontà. È la nona lettera, unica aperta verso l’alto nella richiesta di essere aiutata per proteggere e partorire nuove trasformazioni. La ה l’accompagna nel suo viaggio e amplifica la sua intenzione di realizzare ciò che è buono; la ו le nutre con l’armonia che sa portare sulla terra e introduce la potenza della ר che sa unificare e introiettare dentro.
La sua radice è ט ה ר che troviamo nelle parole che parlano di PURITÀ, PUREZZA טָהֳרָה (Tahoràh) e di INNOCENZA תּוֹם לֵב (Tom lèv) nonché dell’essere trasparente e chiaro. È la radice della purità rituale e coscienziale. È l’essenza della voce del cuore integro.[1]
לֵב טָהוֹר בְּרָא־לִי אֱלֹקִים וְרוּחַ נָכוֹן חַדֵּשׁ בְּקִרְבִּי
(Lev tahòr berà-li Elokìm verùach nachòn chaddèsh bekirbì).
«Un cuore puro crea-mi Iddio e uno spirito corretto rinnova dentro di me».[2]
Questa supplica porta a riflettere sulla benedizione mattutina che sancisce la purezza della nostra anima.
אֱלֹקַי נְשָׁמָה שֶׁנָּתַתָּ בִּי טְהוֹרָה
(Elokày neshamàh shennatattà bi tehoràh)
«Mio Dio, l’anima che hai data in me (è) pura».
Questa verità offre una grande speranza a tutti: il peccato originario non è contemplato! È proprio questo il nostro compito: mantenerla tale coll’aiuto del Signore. Nella kabalàh טָהוֹר introduce spazi di chiarezza e di luce non contaminata: spesso riservati alle sefiròt di כֶּתֶר (Chèter) e di חָכְמָה (Chochmàh) dove l’anima è considerata טְהוֹרָה (Tehoràh) PURA prima di rivelarsi nel nostro mondo che è un mondo materiale.
Nella Toràh il tema della purificazione è centrale, specialmente nel libro del Levitico. Non parliamo solo di pulizia ma di mantenere un vero equilibrio fra il nostro corpo e le nostre emozioni in seno alla nostra Comunità e la nostra relazione col sacro. Non stiamo parlando di assenza di peccato ma del desiderio di conquistare uno spazio di armonia interno e spirituale. טָהוֹר è esattamente il contrario della parola טַָמֵא (Tamè) IMPURO[4]. Amo elaborare le parole ebraiche: anche in questa parola la ט dà l’avvio e ci dona la speranza che alla fine riusciremo a risolvere l’esperienza amara della מ che può anche esprimersi come מָר (Mar) AMARO che ci ha portati ad allontanarci da noi stessi e dalla sintonia della vita. Chiude la א che in fine di parola può mostrare il cammino da fare per ricongiungersi all’unità persa e tornare allo stato di integrità originaria. Ci sono scintille divine anche nell’IMPURITÀ (Tumeàh) טוּמְאָה [5] .
Questi concetti si accompagnano anche a criteri di IDONEITÀ כְּשִׁירוּת (Cheshirùt) o non IDONEITÀ.[6]
Ciò che distingue i due piani sono il contatto che si ha verso la vita o la morte. Tutto ciò che ci allontana dalla vita e ci mette in contatto con la mortalità, ci rende temporaneamente inadatti al sacro.
La gematria ci offre delle spiegazioni profonde: טָהוֹר 220 ci conduce per mano verso una modalità d’agire non rigida ma flessibile distante dal giudizio: essere רַךְ (Rach) TENERO, MORBIDO.
La טָהֳרָה PUREZZA 225 ci dona infine una direzione precisa perché ci indica la FONTE DELL’UNITÀ מַעיָן מ י ה (Ma’àn מ י ה 225), qui individuata dal sessantottesimo NOME di DIO[7]מ י ה.
”Grazie a queste lettere, superate
la vera prova spirituale: […] siete focalizzati sull’unità e sull’anima, che
sono l’opposto della divisione e dell’egocentrismo”.
[1] Salmi 51,12
[2]«Creami un cuore puro, o Dio, ed immetti in me un nuovo spirito stabile» Trad. M. E. Artom. In nota7 STABILE- cioè che non si lasci indurre al peccato.
[4] טְמֵאָה (Temeàh) IMPURA.
[5] Anche scritta טֻמְאָה.
[6] Artom usa anche הַתְאָמָה (Hatamàh).
[7] Y. Berg, La Kabbalàh e i 72 Nomi di Dio, TEA, Milani, 2006, p. 153.