NASO אַף (Af)
NASO אַף (Af)![1] Una collinetta situata al centro del viso dalle infinite forme che ci permette di odorare ma non solo: l’ אַף ci permette di respirare anche se può essere sostituito a volte dalla BOCCA פֵּא (Pe).[2] Ovviamente i due organi esprimono la stessa gematria 81 e si mettono in relazione con la parola אָנֹכִי (Anochì)[3]IO nella sua struttura più alta e consapevole.[4]Ciò insegna che sono organi identitari di primaria importanza. In aramaico אַפָּא (Apà) oltre a significare NASO traduce anche נוֹכְחוּת (Nochechùt) [5PRESENZA. NASO אַף ha un plurale: אַפִּים (Appìm) ma viene usato per lo più il suo duale (Appàyim) אַפַּיִם, intendendo incluse le sue NARICI che normalmente si traducono נְחִירַיִם (Nechirayim).
Di straordinaria potenza il primo esempio nella Torà:
וַיִּפַּח בְּאַפָּיו נִשְׁמַת חַיִּים
(Vayypàch beapàv nishmàt chàyyìm)
«E (il Signore Iddio) insufflò (soffiò) nelle sue narici un soffio di anima vitale»[6].
È quindi fu proprio l‘אַף che accolse quel primo atto di trasmissione diretta e personale del divino: quando si soffia in qualcosa, si trasmette qualcosa di Sé stessi.
Per questo Hirsch sottolinea che il naso non è solo un organo fisico, ma simbolo del punto in cui l’uomo riceve la vita stessa, un canale di collegamento tra il respiro divino e la vitalità umana. L’atto di “aspirare con desiderio” indica anche la partecipazione dell’uomo nel vivere. Egli definisce l’ אַף “un’apertura dell’uomo attraverso la quale egli aspira con desiderio il flusso della vita”.[7]
Significativo anche il commento di Ramban[8] che ritiene l’ אַף il punto in cui la dimensione fisica riceve un’”impronta” divina.
Onkelos nella sua traduzione non dà rilievo alle narici ma all’essenza dell’atto creatore: la specificità dell’uomo è la parola, non la fisiologia del naso. Anche altri commentatori riconoscono semplicemente che ciò che il testo insegna dica che Dio dà la vita e abbia insufflato il primo respiro come principio animatore: una semplice immagine fisica e fisiologica .
Interessante sapere che אַפַּיִם (Appayìm) significhi anche פָּנִים (Panìm) VISO, VOLTO, FACCIA.[9]
La א inizia questa breve parola e le offre il sigillo dell’unità del divino e del tutto; la segue una פ finale che le ricorda l’immortalità. Insieme nella piccola numerazione creano l’energia della ט[10] BONTÀ טוּב (Tuv).
Altro significato di אַף è IRA come “naso che si accende”. La radice arcaica א ף legata al concetto di espirare, soffiare, emettere o ricevere fiato, diventa oggi א נ ף il cui tema è appunto quello di IRRITARSI, INQUIETARSI, ADIRARSI. Nel Tanàch troviamo molti esempi legati aאַף non come naso o respiro ma espressioni di impulsi, emozioni e vitalità. Tra le qualità di Dio, troviamo l’espressione אֶרֶךְ אַפַּיִם (Èrech appàyìm Esodo 34,6) LENTO NELL’IRA, cioè “Paziente” e letteralmente: LUNGO DI NASO. Non meno nota è quando l’Altissimo si irrita:
וְיִֽחַר־אַפִּ֥י בָהֶ֖ם
(Veyìchar-apì vahèm)
«E si accenderà la Mia ira contro di loro».[11]
La parola NATURA (Teva’ 81) טֶבַעin fine lavoro
mi porta a riflettere sull’intuito che ricorda che “avere naso” nelle
situazioni è prezioso; l’istinto animale e il sapersi orientare nella vita a
volte è proprio questione di “naso”.
[1] Anche חֹטֶם (Chotèm). M. E. Artom aggiunge חוּשׁ הֲרָחָה (Chush harachàh) SENSO DELL’OLFATTO.
[2]BOCCA attualmente si scrive con la ה: פֵֶּה.
[3] Ch-Suono gutturale.
[4] Vedi H. Aboav 2020, p. 124. Hirsch commenta אָנֹכִי , la prima parola del Signore nella prima Parola, al verso di Esodo 20,2: “Io sono il tuo sé”.
[5] Ch
[6] Genesi 2,7.
[7] Commento di Hirsch al v. 2,7 di Genesi.
[8] Ramban. Rabbì Moscèh Ben Nachman. Nachmanide.
[9] Originale la traduzione di Genesi 2,7 di S. D. Luzzatto:«[…] ed inspirò nella faccia sua respirazione vitale»
[10] א 1 + פ 80 = 1+8= 9 ט
[11] Esodo 32,10.