VERGOGNA בּוּשָׁה (Bushàh)
VERGOGNA בּוּשָׁה (Bushàh)! Inizio questa elaborazione con una riflessione originale di Hirsch: « (Il Signore) ha trasmesso ad ognuno (di noi)[1]l’IDEALE che secondo la sua parola giudicherà se stesso. La conoscenza dell’ideale è la coscienza e la sentenza del suo giudizio vincolante della coscienza è la VERGOGNA בּוּשָׁה (Bushàh)». Per questo M. Giuliani[2] afferma: «[…] è solo nell’orizzonte della moralità che ha senso vergognarsi». La vergogna di fatto è uno stato di presa di coscienza della propria responsabilità privata e relazionale del proprio agire che ci permette di riparare.
La sua radice è ב ו ש da cui deriva ב ש ש che è la sua forma intensificata. Essa significa TARDARE oltre che VERGOGNARSI che traduciamo לְהִתְבּוֹשֵׁשׁ (Lehitboshèsh ב ש ש) ma anche לְהִתְבַּיֵּשׁ (Lehitbayyèshב ו ש ). Rifletto sul senso del “tardare”, collegato a questo termine: forse è un monito ad essere solerti e a non limitare il fluire del nostro procedere perché sennò saremmo in preda della vergogna. Senza indugio ci ha insegnato l’esortazione famosa לֶךְ לְךָ (Lech lechà).[3]
וַיִּהְיוּ שְׁנֵיהֶם עֲרוּמִּים הָאָדָם וְאִשְׁתּוֹ וְלֹא יִתְבֹּשָשׁוּ
(Vayyihyù shenehèm ‘arumìm haadàm veishttò; velò itboshàshu).
«Ed erano nudi l’uomo e la donna; e non si vergognavano».
Prima della trasgressione Adamo e Chavvàh vivevano nell’innocenza e nella purezza: non c’era ancora la coscienza del bene e del male.
בּוּשָׁה : La ב apre in segno di benedizione, accompagnata da una ו gancio, pronto a cercare quel potere pericoloso per certi versi della ש che sviluppa i suoi bracci verso l’alta profondità della coscienza.
Anche חֶרְפָּה (Cherpàh)[4] traduce VERGOGNA. È una parola molto interessante che ci fa riflettere molto sul suo significante. La sua porta חֹר (Chor) BUCO evidenzia come primo sinonimo נֶקֶב che ci conduce nel tema del femminile – femmina. La radice ח ר ף esprime l’INVERNO חֹרֶף (Chorèf) e tutto ciò che implica: il freddo e la maturazione del seme oltre a tremare di paura. La radice ח פ ר che si esprime con le stesse lettere vuol dire SCAVARE: חֵפֶר (Chefèr) TRINCEA (SCAVO) ma torna la VERGOGNA nelle due espressioni בּוּשָׁה e חֶרְפָּה.
Oggi si fa una distinzione tra i due termini:
בּוּשָׁה è il risultato delle nostre riflessioni interne mentre חֶרְפָּה viene usato principalmente in senso negativo ed esterno, legato all’onta, al disprezzo e all’oltraggio. La vergogna come occasione di crescita e emozione di consapevolezza diventa solo critica pericolosa. Un atto di aggressività pura.
La gematria della parola בּוּשָׁה è 313
חֲצֵרֶיהָ חָקְרָה (Chetzèreha chakrà 313) I SUOI CORTILI INDAGÒ, ESAMINÒ. La vergogna può nascere quando in questo caso al femminile, una persona non teme di visitare i propri cortili, i propri angoli nascosti per accettarsi in modo autentico, lontana dal giudizio di ogni forma di inadeguatezza. È un’esplorazione profonda di conoscenza di sé che si contrappone al nostro “critico interiore”[5]nello sforzo di raffinarlo e non eliminarlo. Trasformarlo in guida e riferirci a lui con compassione. La vergogna è una vera guardiana dei nostri confini interni.
Questa gematria rivela chiaramente
che NON ABBIAMO COMPRENSIONE DI LUI אֵין לָנוּ הַשָֹגָה
בּוֹ (En lanu hassagàh bo). Riconosciamo solo che è SOLO AMORE רַק אַהֲבָה (Rak ahavàh).
[1] Aggiungo.
[2] M. Giuliani, Benvenuta vergogna, articolo del 2023.
[3] Genesi 12,1. Vedi pag. 156 Hora Aboav (2020)
[4] Ch suono gutt.
[5] “Inner critic” costrutto psichico, riconosciuto nella psicologia contemporanea come deterrente autodistruttivo e auto sabotatore che può paralizzare.