RESILIENZA חֹסֶן (Chòsen)
RESILIENZA חֹסֶן (Chòsen)! Questa è la traduzione moderna che viene a sottendere כֹּחַ(Còach) FORZA, הִתְאוֹשְׁשׁוּת(Hitosheshùt) CAPACITÀ di RIPRENDERSI e saper lottare contro le avversità nonchè הִתְמוֹדְדוּת MISURARSI con la vita e vincere. Un vero VACCINO חִסּוּן(Chissùn)[1]! Artom traduce RESILIENZIA con גְּמִישׁוּת (Ghemishùt) ELASTICITÀ; in effetti la flessibilità è una qualità della forza interiore perché la rigidità non ci permette di rimanere in piedi di fronte a una rottura di qualsiasi tipo: mentale, psichica ed anche fisica. חֹסֶן (Chòsen) è propriamente una forza di recupero che resiste alla pressione. C’è chi la confonde con RESISTENZA הִתְנַגְּדוּת (Hitnaghedùt) dalla radice נ ג ד che si esprime maggiormente nell’ambito dell’OPPOSIZIONE[2].
Nel Tanàch troviamo חֹסֶן (Chòsen) con altri suoi significati: עֹשֶׁר (‘Oshèr) RICCHEZZA, ABBONDANZA DI BENI o il loro ACCUMOLO o la loro CONSERVAZIONE.
Il מַחְסָן (Machsàn) è un MAGAZZINO.
Diventare un vero חָסֹן (Chasòn) vuol dire diventare una persona forte e sana. Il termineחֲסִינוּת aggiunge il senso dell’IMMUNITÀ. Il mio amico Ghidòn[3] mi suggerisce di esplorare anche il tema della RESILIENZA חֹסֶן (Chòsen) nell’ambito della natura. Studiando effettivamente questo tema, si riscontra una resilienza biologica inaspettata. Ci sono specie di pini che hanno semi che si aprono solo col fuoco o è noto che dalla cenere rinasce una biodiversità ancora più forte. Giobbe[4] lo afferma con fede:
כִּי יֵשׁ לָעֵץ תִּקְוָה
(Chi yesh la’ètz tikvàh)
«Poiché l’albero ha una speranza», che dopo essere stato tagliato produca nuovi frutti e il suo prodotto non si estingua. Quand’anche la sua radice sia invecchiata e il suo tronco muore nel suolo, all’odore dell’acqua germoglia di nuovo e produce raccolto nuovo come nuova pianta.
E l’uomo sa affrontare ogni crisi, sviluppando la sua tempra emotiva, spirituale e fisica: un atto di vera fede nella speranza di poter continuare ad amare in questo mondo che a volte è proprio duro e ci infligge prove di ogni genere.
La porta diחֹסֶן (Chòsen) è חס (ח ו ס ) che ci conduce nel significato, dell’AVER PIETÀ, dell’ESSERE RISPARMIATO o PROTETTO. Essa è collegata all’atteggiamento interiore di trattenere la propria forza distruttiva.
Si trova una certa sovrapposizione anche con la radice ח ס ד che è la rappresentazione più legata alla BENEVOLENZA e all’AMORE.
ח ס ן si confronta con queste energie e fortifica l’atteggiamento di presa in cura di sé nel momento di pericolo se si è pronti a rinunciare ad atteggiamenti di sarcasmo e cinismo e a dar finalmente posto a quel costrutto spirituale, legato alla vita che è l’arresa. Un’arresa fatta di movimento verso una vera responsabilità di sé.
La ס di sostegno nel mezzo della parola dà forza al termine che appare: חֵן (Chen)[5]GRAZIA primariamente e può rappresentare una forza vitale per eccellenza. La grazia divina non si riversa sull’uomo solo per merito ma per amore gratuito. Volgiamo ora lo sguardo a RESILIENZA חֹסֶן (Chòsen) dal punto di vista energetico semantico: il suo valore numerico è 118.
Tutto quello che è stato scritto mi giustifica nel ritenere חֲכָמִים (Chachamìm 118) SAGGI tutti coloro che sviluppano questa modalità salvifica e la Torà ci riferisce una prova di guarigione dalla lebbra di Mosè che servirà come prova certa della parola di Dio. Il verso[6] dona la parola וְהֶאֱמִינוּ (Veheemìnu 118) E CREDERANNO.
[1] Ch gutturale.
[2] Anche DI FRONTE.
[3] Ghidon Fiano l’editore degli ultimi due libri.
[4] Giobbe 14,7-9 (Trad. D. Disegni).
[5] Suono gutturale.
[6] Esodo 4, 8.